Il problema
La notifica di un decreto ingiuntivo coglie spesso il destinatario impreparato. Il documento appare formalmente intimidatorio e tecnicamente complesso, e contiene un'ingiunzione di pagamento immediata. La reazione istintiva di ignorare l'atto o di rimandare la valutazione è la più pericolosa: il decreto ingiuntivo non opposto nei termini si consolida e produce gli stessi effetti di una sentenza passata in giudicato.
Cosa succede se non si fa nulla
Decorsi i quaranta giorni dalla notifica senza opposizione, il decreto diventa definitivo. Il creditore può chiederne l'esecutorietà ai sensi dell'articolo 647 c.p.c. e procedere immediatamente al pignoramento di stipendio, conti correnti, beni mobili o immobili. Non è più possibile, in questa fase, contestare nel merito il credito: si potrà al massimo agire con strumenti straordinari (opposizione tardiva ex art. 650 c.p.c.) ma solo in casi molto limitati, come la prova di non aver ricevuto la notifica per causa non imputabile.
Le possibili linee di difesa
L'opposizione a decreto ingiuntivo, disciplinata dall'articolo 645 c.p.c., apre un giudizio ordinario di cognizione in cui le posizioni delle parti si invertono solo apparentemente: il creditore resta attore sostanziale e dovrà provare il proprio credito secondo le regole ordinarie. Le possibili contestazioni includono:
- Inesistenza o inefficacia del credito: il rapporto sottostante non è mai esistito, è stato già adempiuto, o è viziato da nullità.
- Inadempimento della controparte: si è in presenza di un contratto a prestazioni corrispettive e il creditore non ha eseguito la propria prestazione (eccezione di inadempimento ex art. 1460 c.c.).
- Compensazione: il debitore vanta a sua volta un credito verso il ricorrente.
- Prescrizione del credito: sono decorsi i termini previsti dal codice civile.
- Vizi formali del decreto: incompetenza del giudice, difetto di prova scritta, errore sull'identità delle parti.
Cosa fare nella pratica
Si raccomanda di seguire una sequenza precisa.
Entro i primi giorni dalla notifica
- Conservare la busta verde con timbro di ricevimento — la data di notifica fa decorrere il termine.
- Raccogliere tutta la documentazione relativa al rapporto con il ricorrente.
- Rivolgersi a un avvocato per una valutazione tecnica del decreto e della documentazione allegata.
Entro 30 giorni
- Decidere la strategia: opposizione integrale, opposizione parziale, o eventuale offerta transattiva.
- Verificare se ricorrono i presupposti per chiedere la sospensione dell'esecutività provvisoria (quando il decreto è stato emesso come immediatamente esecutivo).
Entro 40 giorni
- Depositare e notificare l'atto di opposizione. Il termine è di decadenza e non ammette proroghe.
Le conseguenze pratiche dell'opposizione
L'opposizione tempestiva sospende l'esecutività del decreto, salvo che il ricorrente non chieda e ottenga la provvisoria esecuzione ex art. 648 c.p.c. Il giudizio prosegue secondo le regole ordinarie e si conclude con sentenza che può confermare, revocare o modificare il decreto. Le spese processuali seguono la soccombenza, e una opposizione manifestamente infondata può tradursi in una condanna aggiuntiva al pagamento delle spese di lite.
Quando rivolgersi a un avvocato
In materia di opposizione a decreto ingiuntivo il tempo è la variabile critica. Il termine di quaranta giorni include il tempo per la valutazione, la raccolta documentale, la redazione dell'atto e la notifica — operazioni che richiedono giorni e che è opportuno avviare immediatamente.