Successione: cosa fare nei primi 90 giorni dopo il decesso

In sintesi Dopo il decesso di un congiunto si aprono termini perentori e adempimenti complessi. Nei primi 90 giorni vanno gestiti dichiarazione di successione, scelta sull'accettazione dell'eredità, eventuale rinuncia. Errori o omissioni in questa fase possono comportare conseguenze patrimoniali e fiscali significative.

Il problema

Il momento immediatamente successivo a un lutto coincide spesso con l'apertura di una sequenza di adempimenti che il legislatore impone agli eredi entro termini stringenti. La complessità degli istituti successori — disposizioni testamentarie, quote di legittima, rinuncia, accettazione con beneficio di inventario — si somma alla difficoltà emotiva del momento. È in questa fase che si compiono gli errori più gravi: accettazioni implicite di eredità gravata da debiti, omissioni dichiarative con sanzioni fiscali, perdita di diritti per inerzia.

I primi 30 giorni: gli adempimenti urgenti

Nei trenta giorni successivi al decesso vanno gestiti gli aspetti amministrativi e di prima conservazione del patrimonio.

Reperimento del testamento. È necessario verificare se il defunto abbia lasciato disposizioni testamentarie. Si deve effettuare ricerca presso il Registro Generale dei Testamenti tenuto dal Ministero della Giustizia, contattare il notaio di fiducia, esaminare i documenti personali del defunto. Eventuali testamenti olografi (scritti a mano dal testatore) devono essere depositati presso un notaio per la pubblicazione.

Conservazione del patrimonio. Vanno segnalati il decesso alle banche per il blocco dei conti, sospesi i pagamenti automatici non più dovuti, presa in carico gli immobili per impedire deperimento o occupazioni. Va inoltre verificata l'esistenza di polizze vita, fondi pensione, partecipazioni societarie, conti deposito titoli.

Identificazione degli eredi. Si predispone l'elenco completo degli eredi legittimi e testamentari. Questo passaggio è essenziale perché determina i soggetti chiamati e le rispettive quote.

I primi 60 giorni: la scelta cruciale

Tra il primo e il secondo mese si compie la scelta più importante: se accettare o rinunciare all'eredità, e in quale forma.

Accettazione pura e semplice. L'erede subentra in tutti i rapporti del defunto, attivi e passivi, con confusione tra il proprio patrimonio e quello ereditario. Risponde dei debiti del defunto anche oltre il valore dell'eredità ricevuta. È la modalità più rischiosa.

Accettazione con beneficio di inventario. L'erede subentra ma mantiene separato il proprio patrimonio da quello ereditario, rispondendo dei debiti del defunto solo nei limiti del valore dei beni ereditati. È obbligatoria per minori, minori emancipati, interdetti, inabilitati, persone giuridiche, associazioni, fondazioni ed enti non riconosciuti — escluse le società commerciali (artt. 471-473 c.c.). Per i soggetti incapaci è inoltre necessaria l'autorizzazione del Giudice Tutelare.

Rinuncia all'eredità. L'erede dichiara di non voler subentrare. La rinuncia ha effetto retroattivo: il rinunciante è considerato come se non fosse mai stato erede, e la quota si devolve agli altri chiamati secondo le regole della rappresentazione o dell'accrescimento.

La scelta richiede una valutazione tecnica: occorre stimare attivo e passivo della successione, considerare i tempi di liquidazione, valutare l'eventuale presenza di garanzie prestate dal defunto. L'accettazione tacita — comportamenti incompatibili con la volontà di rinunciare, come la riscossione di crediti del defunto o la disposizione di beni ereditari — produce gli stessi effetti dell'accettazione espressa e può precludere la successiva rinuncia.

Entro 90 giorni: l'inventario

Chi intende accettare con beneficio di inventario deve rispettare termini precisi. Il chiamato all'eredità che si trovi nel possesso di beni ereditari deve redigere l'inventario entro tre mesi dal decesso e dichiarare di accettare con beneficio nei quaranta giorni successivi. La mancata osservanza di questi termini comporta l'accettazione pura e semplice.

Il chiamato che non sia nel possesso dei beni ha invece dieci anni per accettare, ma l'accettazione con beneficio richiede comunque la dichiarazione formale e il successivo inventario.

La dichiarazione di successione

Va presentata all'Agenzia delle Entrate entro dodici mesi dal decesso. Il termine è più ampio rispetto agli altri ma è opportuno avviarne la predisposizione nei primi tre mesi, data la complessità documentale: vanno raccolti certificati catastali, visure ipotecarie, estratti conto bancari, documentazione delle partecipazioni societarie. Per i beni mobili e gioielli, in mancanza di inventario, opera la presunzione legale ex art. 9 TUS, che ne fissa il valore al 10% dell'asse ereditario imponibile.

La dichiarazione è obbligatoria salvo casi limitati di esenzione (eredità di valore inferiore a 100.000 euro composta solo da denaro e mobilio, devoluta a coniuge e parenti in linea retta, senza immobili). L'omessa dichiarazione comporta, per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024 (a seguito della riforma operata dal d.lgs. 87/2024), una sanzione fissa pari al 120% dell'imposta dovuta. Se la presentazione avviene con ritardo non superiore a 30 giorni, la sanzione si riduce al 45%.

Cosa fare nella pratica

Si raccomanda di:

  1. Reperire immediatamente tutti i documenti del defunto: documenti d'identità, codici fiscali, contratti, polizze, atti immobiliari.
  2. Richiedere il certificato di morte e l'atto notorio o la dichiarazione sostitutiva di notorietà.
  3. Effettuare la ricerca testamentaria presso il Registro Generale dei Testamenti.
  4. Predisporre un quadro patrimoniale provvisorio che includa attivo (immobili, conti, titoli, crediti) e passivo (mutui, debiti, garanzie, contenziosi pendenti).
  5. Decidere la modalità di accettazione con l'assistenza di un professionista, prima di compiere qualsiasi atto sui beni ereditari.

Quando rivolgersi a un avvocato

L'assistenza tecnica è particolarmente importante quando il patrimonio comprende immobili, partecipazioni societarie, beni di valore significativo, oppure quando esistono debiti rilevanti, contenziosi pendenti, o conflitti tra gli eredi. Anche nei casi apparentemente semplici, una valutazione preliminare consente di evitare errori irreversibili.

Si è in fase di apertura di una successione?

Una consulenza nei primi giorni permette di impostare correttamente tutti gli adempimenti e tutelare gli interessi degli eredi.

Contatta lo studio